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La glutammina è l’amminoacido più rappresentato nel corpo umano. Le sue funzioni sono tante: è fondamentale per il processo di detossificazione dall’ammoniaca, per la sintesi di nucleotidi, per la gluconeogenesi, per il sistema immunitario etc.
In particolare poi il sistema immunitario e le cellule epiteliali intestinali utilizzano per il loro metabolismo grandi quantità di glutammina.



Sistema immunitario
In condizioni di spiccato catabolismo come la sepsi, il post chirurgico o le ustioni, le richieste metaboliche di glutammina salgono e per soddisfare queste richieste si fa affidamento sul catabolismo muscolare che consente di rilasciare glutammina in circolo grazie al catabolismo proteico. Nelle situazioni più gravi ciò può non essere sufficiente e portare a ipoglutamminemia la quale va a impattare negativamente sul sistema immunitario e la salute intestinale. In situazioni del genere può essere utile supplementare glutammina ma è bene precisare che se non c’è una carenza non c’è nessun potenziamento del sistema immunitario. E la carenza è una cosa che interessa, come detto, situazioni particolari della vita.


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Nel post esercizio fisico, soprattutto se questo è stato intenso e duraturo, si assiste ad una fisiologica riduzione di attivazione del sistema immunitario.
Poiché la glutammina, come detto, è un importante substrato energetico per il sistema immunitario, e poiché nel post esercizio fisico prolungato si assiste ad una riduzione dei livelli di glutammina, si è speculato che la riduzione di attivazione del sistema immunitario sia dovuta ad una carenza di glutammina.
C’è da dire innanzitutto che l’abbassamento dei livelli di glutammina con l’esercizio è probabilmente dovuta ad una serie di fattori: utilizzo per gluconeogenesi, maggior uptake da parte del rene per mantenere l’equilibrio acido/base, emoconcentrazione ed altro.
L’idea che l’abbassamento dei livelli di glutammina fosse causa della diminuita attività del sistema immunitario nasce da osservazioni in vitro, osservazioni che però dimostravano una diminuita attività quando le concentrazioni di glutammina scendevano sotto i 100umol/L che sono molto al di sotto di quelle minime che sono state registrate post esercizio (3-400umol/L). Anche in caso di severo catabolismo come quello registrato in caso di ustioni, sepsi e simili difficilmente si scende sotto le 200umol/L. Per tali motivi non ci sono motivi validi per supplementare glutammina negli atleti e gli studi sinora condotti non hanno infatti trovato alcun beneficio.

La riduzione del tono del sistema immunitario in corso di esercizio fisico prolungato trova quindi altre spiegazioni quali: alterazione delle secrezioni ormonali come l’aumento dell’adrenalina e del cortisolo che causa l’entrata in circolo di leucociti immaturi dal midollo osseo e ridotta produzione degli stessi e un aumento dei ROS (specie radicaliche dell'ossigeno).
Tutto questo assieme ad una maggior esposizione ai patogeni da parte dell’atleta (maggior frequenza e profondità di inalazione) e possibile maggior permeabilità intestinale.


Salute intestinale
L’intestino è un terreno nel quale il corpo umano è a diretto contatto con ciò che proviene dall’esterno e che come tale deve essere prima processato e solo poi può essere assorbito. A fare da barriera ci sono le cellule dell’epitelio intestinale le quali hanno un rapidissimo turnover di 4-5 giorni e che sono strettamente adese tra loro grazie a strutture proteiche chiamate tight junction. Per mantenere l’integrità della barriera è di vitale importanza che il rapporto tra apoptosi (distruzione programmata) e proliferazione di queste cellule sia in equilibrio.
Per il loro metabolismo le cellule della mucosa intestinale utilizzano grandi quantità si glutammina per cui si è pensato che la supplementazione potesse essere utile in chi ha alterata permeabilità intestinale tuttavia l’integrazione con glutammina non ha dimostrato efficacia in pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI).


Dosaggi e sicurezza
Sono stati impiegati anche dosaggi fino a 50-60g/die per periodi di qualche settimana senza registrare effetti avversi.

 

Fonti:
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18806122
https://jissn.biomedcentral.com/articles/10.1186/1550-2783-2-2-63
https://link.springer.com/article/10.1007/s004210050125
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29855718
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12392446
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27829456
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27749689
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28498331
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26283217
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30360490
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11834123
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9263279
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18806122
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17303714
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9802174
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17618004
https://www.mdpi.com/2072-6643/11/4/863

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