BREAK DALLA DIETA: una pausa rigenerante


Voler perdere peso richiede un certo impegno. E’ inutile girarci attorno o voler far finta di niente.

Per riuscirci è necessario che le calorie che introduci siano inferiori a quelle che consumi, se questo non si verifica il peso non cala, punto. E questo richiede da parte tua impegno nel seguire la dieta. Il che non significa non poter mangiare pizza, dolci e compagnia bella (di quanto sia sbagliata questo tipo di mentalità del dover rinunciare e bannare dalla propria alimentazione alcuni alimenti ne ho già parlato qui), ma significa dover essere aderenti a quanto prescritto soprattutto in termini di porzioni e indicazioni.

Tutto ciò è stancante. Che si può fare allora? 


Break dalla dieta: cosa sono e perché farli


Per diet break si intende uno stop, o break per l’appunto, dalla dieta. E’ un rompete le righe di una-due settimane in cui si alzano le calorie della dieta alzando nello specifico i carboidrati.

Perché farlo?

Ci sono tante ragioni e oggi mi dedicherò ai motivi psicologici. Per quelli fisiologici di aiuto al dimagrimento o per gli altri benefici vi invito a leggere i rispettivi articoli.

 
 

Benefici psicologici del diet break

Carla ha iniziato la dieta ieri con grande determinazione perché vuole raggiungere il suo obiettivo di rimettersi in forma. E’ stanca di non piacersi allo specchio e comunque sente il bisogno di dover fare qualcosa rispetto al suo peso.

Dopo i primi giorni di difficoltà, Carla ormai è a regime. Si è organizzata e le cose procedono a gonfie vele. Ma dopo questo primo periodo in cui tutto sembra procedere per il meglio succede qualcosa.

Le settimane passano e piano piano la noia e la stanchezza iniziano a farsi sentire. Carla inizia a voler mangiare altro o comunque a non controllare più le quantità di ciò che mangia. Piano piano la motivazione e la determinazione di Carla iniziano a scemare. 

 

Quanto pensate che la nostra amica Carla possa andare avanti in queste condizioni? Ne ho parlato in questo articolo!


E’ anche per questo che ci viene in aiuto, e che inserisco nei miei piani alimentari, il break dalla dieta (o interruzione della dieta). Ma facciamo un passo indietro. 


Lo scopo di una dieta non deve essere solo quello fine a se stesso di far perdere peso. Deve avere anche un ben più nobile scopo di insegnare ad avere buone abitudini alimentari e stili di vita come ho spiegato in lungo e largo in 
questo articolo. Ed è in quest’ottica che escludere alimenti come la pizza è errato. Bisogna smontare l’idea per cui “non posso mangiare la pizza perché sennò ingrasso” perché non è lei a farti ingrassare, sono le tue abitudini nel complesso a farlo. Non c’è un alimento responsabile, ci sono delle abitudini che lo sono ed eliminare quell’alimento è solo un nascondere la testa sotto la sabbia che non ti porterà a nulla come scritto nel già citato articolo.

Un percorso alimentare perciò ha per lo meno un duplice interesse. Il primo è la perdita di peso, il secondo è lavorare sulle proprie abitudini con lo scopo di apprenderne di nuove. Dovremo perciò fare attenzione a due cose. La prima è rispettare le regole necessarie per perdere peso (deficit calorico), la seconda è non diventare talebani bandendo alimenti per rispettare queste regole per la perdita di peso perché ci staremmo dimenticando di questo secondo aspetto del percorso alimentare: l’educazione alimentare. Il grosso delle diete commerciali (Dukan, chetogenica e chi più ne ha più ne metta) si focalizza solo sulla perdita di peso. Le persone del resto cercano quello. Peccato che se non si lavora anche sul secondo aspetto (cambio di abitudini) il risultato che si otterrà sarà solo temporaneo (lo abbiamo visto qui).

 

Tirando le somme, per lavorare su entrambi gli aspetti dobbiamo quindi da un lato rispettare le regole necessarie per perdere peso e dall’altro non creare alimenti taboo. Pizza, dolci e co è giusto che ci siano!

Dovessimo lavorare solo sul migliorare le nostre abitudini sarebbe piuttosto semplice, quello che ci frega è il fatto di dover creare un deficit calorico per perdere peso. Per riuscirci è necessario che, fintanto che c’è questa necessità, si presti un’attenzione particolarmente importante alle porzioni

Fare questa cosa è faticosa. Nonostante nella propria alimentazione si possa mangiare una pizza resta comunque il fatto che bisogna prestare attenzione alle porzioni e questa cosa richiede impegno. La buona notizia è che farlo ha duplice valenza: da una parte consente di soddisfare la regola del deficit calorico e dimagrire e dall’altra ci educa sul concetto di porzioni e quindi è un lavoro anche in ottica di cambiamento di abitudini (posto che le porzioni non sono le stesse ma cambiano se dobbiamo o no perdere peso). 


I DIET BREAK

I diet break entrano in gioco adesso e nascono come un patto. Se tu segui me poi ci sarà modo di riposarti con queste interruzione. Psicologicamente significa tanto: un conto è avere boh, 8 settimane di dieta e poi 2 di pausa, un conto è avere davanti a se una strada ininterrotta. Affronterò la cosa in modo totalmente diverso. Da una parte ho modo di spezzare, dall’altra no. E questo psicologicamente fa tutta la differenza del mondo...perchè so di potermi riposare. 


In realtà nasce come un patto ma il diet break è molto di più. Sappiamo infatti che una dieta deve avere duplice interesse, il primo è agire sul peso, il secondo è insegnare nuove abitudini alimentari. Questa cosa di fare un patto sembrerebbe perciò diseducativa perché può essere interpretata anche cosi “faccio il sacrificio seguendoti perché poi ho quel periodo di interruzione in cui posso fare come mi pare”. L’educazione in un messaggio del genere è totalmente assente perché significa solo che la dieta è un momento di privazione ma abbiamo visto in questo articolo che non funziona cosi. Questo è quello che fanno le diete commerciali (Dukan e co) che pensando solo ad assicurare la perdita se ne fregano dell'educazione alimentare. In realtà dicevo il diet break è molto di più perché, se fin lì abbiamo lavorando bene sull’aspetto educativo e ti ho trasmesso qualcosa, in quell’interruzione tu andrai più o meno inconsapevolmente a mettere in pratica quanto fin lì imparato! Il diet break diventa perciò una sorta di prova del nove. A seconda di come ti comporti si capisce quanto bene o male si è lavorato sul lato educazione alimentare. Direi che è il culmine del lavoro fatto sul lato educazione. Il problema del sovrappeso infatti sta tutto non nel perdere peso ma nel riuscire a mantenere i risultati che si sono ottenuti perché non si è lavorato sul cambio delle abitudini e l'educazione alimentare. La dieta di mantenimento non esiste, la dieta di mantenimento è ciò che si impara durante il percorso!

La differenza rispetto a quando avevi il piano alimentare elaborato da me da seguire sta nel fatto che adesso che ci stiamo riposando psicologicamente sul lato perdita di peso hai flessibilità da quel punto di vista sulle regole da rispettare per perdere peso, insomma non devi avere l’attenzione particolare che serve per le quantità e la tipologia di alimenti da consumare. Hai più libertà, ma, se come dicevo abbiamo lavorato bene fin lì sul lato educativo questo non si tradurrà in un “mi sfondo di cibo”. Sarà piuttosto un mettere in pratica autonomamente quanto sin lì imparato, sarà come un periodo di allenamento per il futuro mantenimento, per quando non dovremo più lavorare sul lato peso e le quantità di ciò che mangerai non saranno stabilite dal sottoscritto ma saranno lasciate a te (o vuoi seguire un piano alimentare a vita?). Ti viene proposto come un patto ma in realtà è tutt'altra cosa.

 

Fare questo significa. 

1. Potendo avere dei periodi di pausa dal dimagrimento rendi il tuo percorso più sostenibile gettando i presupposti per ripartire più carico e determinato di prima, consapevole che di lì a breve avrà un altro momento di pausa, e cosi fino al raggiungimento dell’obiettivo di peso finale.

2. Dividere il percorso in tanti piccoli traguardi intermedi. Non c’è più un unico traguardo finale lontano, ma ci sono tanti piccoli traguardi intermedi più vicini e accessibili da raggiungere. Ed anche qui, psicologicamente fa tutta la differenza del mondo.
Se ti dico che il nostro obiettivo è perdere 20Kg o ti dico che il nostro obiettivo intanto è arrivare al primo diet break quanto sei più sollevato? Nel primo caso partirò preoccupato e scoraggiato, il mio traguardo è molto lontano, chissà se e quando lo raggiungerò! Nel secondo caso sarò molto più positivo! Il mio primo traguardo è fattibile! Solo arrivato a quel punto penserò al mio prossimo traguardo.
E’ come nel baseball. Pensare di dover conquistare tutte e 4 le basi può spaventare, conquistarne una alla volta divide l’obbiettivo finale in tanti piccoli traguardi e rende la missione più alla portata.
Ad ogni break raggiungo un traguardo e ad ogni traguardo che raggiungo quello che succede è che rinnovo la mia motivazione. Ce l’ho fatta! Sono arrivato al traguardo che mi ero posto, ce la sto facendo!
Una gigantesca iniezione di fiducia e motivazione per proseguire verso il traguardo successivo!

3. Poter gestire al meglio la vita sociale. Quante persone sanno già che di li a breve si troveranno in difficoltà perché per enne motivi quel mese che deve arrivare sarà complicato rispettare la dieta? Scadenze a lavoro, tante feste di compleanno, cene di fine anno dei figli, Natale, vacanze… i motivi possono essere tanti, fatto sta che si sa già che seguire la dieta in quel momento sarà complesso. Che senso ha innervosirsi nel tentare di seguirla in queste situazioni? Barcamenarsi e stressarsi per poi ottenere solo una delusione tutte quelle volte in cui non si è potuto rispettare quanto ci era stato detto?
Il diet break consente di gestirsi situazioni del genere. Interrompi, fai il tuo diet break e riparti subito dopo. Eviterai stress, delusioni e sensi di colpa. Situazioni che fanno da anticamera all’abbandono del percorso. 


4. Educare. I motivi li abbiamo già detti e ridetti! 

 

Questo è quello che faccio quando lavoro con chiunque varca la porta del mio studio. Non tutti sono pronti. Alcuni guardano solo la bilancia e non colgono l'importanza del cambio di abitudini, il principale scopo di un percorso alimentare secondo me. Tra i miei compiti di educazione alimentare c'è anche quello di far passare e spiegare l'importanza di tutto questo (e questo articolo nasce per questo) ma non tutti sono "pronti" come accennavo in questo articolo.

 

Questo approccio innovativo nasce recentemente in America in ambito fitness ma negli ultimi anni si è pensato bene di utilizzarlo anche in caso di dimagrimenti per persone sovrappeso con eccellenti risultati. In Italia se ne parla poco e niente, infatti non credo che tu ne abbia mai sentito parlare, ma del resto qui le cose arrivano sempre con un pochino di ritardo.
Vedrai che tra qualche anno le restrizioni caloriche intermittenti, questo è il nome di questo genere di protocolli, prenderà sempre più piede e le vecchie diete infinite dove per mesi e mesi devi rimanere “a stecchetto” saranno via via abbandonate.

E questo non solo per i benefici psicologici di cui ti ho parlato qui ma anche perché il break dalla dieta ha anche altri vantaggi
fisiologici non solo!

Io oggi già lo utilizzo con ottimi risultati!

 

 

Obiezioni


1) “a me non serve, io se decido di fare una cosa poi la porto fino in fondo non mi serve un riposo psicologico

Dammi retta. Tutti ne abbiamo bisogno, nessuno escluso. Anche gli atleti che sono rigorosamente a dieta durante la stagione e che sono abituati al sacrificio hanno bisogno di staccare nel periodo in cui non si gareggia. Siamo esseri umani non macchine. Dammi retta. 

 

2) “Ma se alzo le calorie e mangio più carboidrati poi non ingrasso vanificando i miei sforzi?

Risposta breve: no. Risposta completa? In questo articolo, questo e in quest'altro.


Vogliamo iniziare a fare le cose per bene? Io ci sono!

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Commenti

Commento da Giorgia

Buongiorno Dottore ho una domanda, se dopo un diet break pesassi 1 o 2 kg in più dovuti alle scorte di glicogeno, acqua o un po’ di grasso (nonostante gli allenamenti aerobici è abbastanza intensi) come posso continuare/ rimediare?
Faccio un taglio “drastico” del 30% alla normocalorica per vedere se ottengo risultati? Secondo lei è utile?
Quale potrebbe essere un’altra soluzione?

Giorgia
Commento da Matteo Casali

Buongiorno Giorgia, continua da dove ha lasciato. Se stava seguendo una dieta ipocalorica riprende da lì, ad esempio. Senza tagli drastici

Matteo Casali
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